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La LENAD festeggia trent'anni

Martedì 6 dicembre 2012 si è tenuta la ricorrenza dei 30 anni della Lenad alla presenza di giornalisti, autorità locali, operatori e amici.
Ecco una raccolta di immagini dell'evento e una sintesi dell'articolo pubblicato su repubblica a firma di Enzo Carnazza.


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Lenad, 30 anni di impegno contro la droga di Enzo Carnazza (da La Repubblica, Edizione Torino, 5/12/2012)

I locali della LENAD (Lega Nazionale Antidroga) in via del Carmine 4 sono lindi, tirati a lucido. La reception, molto professionale, non fa sospettare che ogni giorni, verso il tardo pomeriggio, una trentina di giovani tossicodipendenti varcano la doppia porta per lavorare nei gruppi terapeutici destinati ad accompagnarli e a sostenerli nel lungo cammino verso la libertà dalla droga. Gli stessi ragazzi non hanno più l'aspetto del drogato degli anni settanta. Qualcuno porta la cravatta ed è appena uscito dall'ufficio, altri arrivano da un pomeriggio di studio dopo la mattinata a scuola o all'Università.

La LENAD, che quest'anno gira la boa del trentennale, è l'unica struttura che, a Torino, si occupa della cura e del recupero di tossicodipendenti in forma ambulatoriale, vale a dire in una forma diversa dalla tradizionale comunità terapeutica. I requisiti essenziali per essere ammessi al programma sono tre: la disponibilità, a sottoporsi a controlli periodici per provare che non si assumono sostanze, la presenza di una famiglia disposta a collaborare nell'attività di cura e di recupero, la presenza di un'attività di studio o di lavoro.

La LENAD, nata nel 1981 per iniziativa di Piera Piatti, venne sostenuta a suo tempo da persone di ogni ceto sociale e in particolare da psichiatri, magistrati, giornalisti con lo scopo di mobilitare l'opinione pubblica. Lo Stato era chiamato a prendere finalmente iniziative che permettessero di affrontare in modo ragionevole e adeguato il gravissimo problema della droga.
Il dibattito culturale e politico che accompagna il nascere della LENAD è violento. LENAD, che chiede la creazione di strutture protette per il tossicodipendente, viene accusata di proporre lager di contenzione. I centri pubblici di assistenza difendono l'utilizzo del metadone, una "droga di Stato" che, secondo un certo numero di operatori pubblici, è essenziale nella cosiddetta "strategia dell'aggancio".

Alcuni teorizzano che la cocaina è di destra e l'eroina di sinistra, altri che il disagio sociale all'origine della droga si può eliminare solo cambiando la società, altri ancora che la famiglia è patogena ed è vano coinvolgere padri è madri nella terapia.
Poi, pian piano, la temperie si placa e la LENAD, all'inizio degli anni Novanta, abbandona il campo delle battaglie culturali e di principio per dedicarsi interamente all'attività di cura e di recupero. Ci si accorge che le cose stanno cambiando, che la droga non è più quella degli anni Ottanta, che il drogato ha spesso alla spalle una famiglia, un'occupazione, una rete di relazioni che non vuole abbandonare.

Da questa analisi nasce l'idea di proporre un percorso terapeutico capace di affiancarsi con buoni risultati, alla comunità terapeutica.
La LENAD, per scelta, scompare dai giornali. Ci si convince che le battaglie ideologiche non producono risultati, si prende atto di una situazione del tutto mutata. Basta parole. La LENAD non vuole più cambiare il mondo parlando, ma - al contrario - cerca di parlare con un'attività che, negli anni, ha già restituito alla libertà e alla responsabilità decine e decine di giovani.

(© 2011 - La Repubblica)

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